Mini storia dell’Arci
1848-1921 DALLE PRIME SOCIETÀ DI MUTUO SOCCORSO AL FASCISMO
Nella seconda
metà dell’800, a seguito delle profonde modificazioni economiche e sociali
conseguenti all´avvio dell´industrializzazione e alla formazione dello Stato
unitario, si sviluppa il movimento associativo delle classi lavoratrici. Nascono
così le prime SOCIETÀ DI MUTUO SOCCORSO e le SOCIETÀ OPERAIE DI MUTUO SOCCORSO
con gli scopi principali dell´assistenza, beneficenza e mutualità, ma ponendosi
fin dal principio come punto di riferimento per la nascente classe operaia . Da
questo humus nascerà a Milano, proprio per iniziativa delle S.O.M.S., la prima
Camera del Lavoro.
Influenzate da ideali mazziniani, anarchici e socialisti, le S.M.S. perdono
rapidamente la apoliticità delle origini, anche se, in assenza di una linea
politica comune, alcune si dedicano esclusivamente alla beneficenza e al mutuo
soccorso, mentre altre scelgono anche di impegnarsi attivamente a fianco dei
lavoratori nella loro battaglia contro lo sfruttamento.
Basandosi su principi quali la mutualità, la giustizia e la libertà, le S.M.S.
diventano soggetti essenziali per la creazione di luoghi di ritrovo, di cultura,
di istruzione e di formazione politica favorendo nel nascente proletariato la
presa di coscienza della propria condizione sia politica che sociale. Tra gli
impegni più importanti e più diffusi fra le S.M.S. sono da ricordare le campagne
di istruzione e alfabetizzazione degli operai.
Un primo tentativo di coordinarsi a livello nazionale viene realizzato con
scarsi risultati nel 1899 con la costituzione della Federazione Italiana delle
Società di Mutuo Soccorso. Nei primi vent´anni del 1900 il movimento associativo
si sviluppa e si diversifica con la costituzione di CIRCOLI ricreativi,
culturali e sportivi. Nascono in questo periodo, in particolare nella Toscana,
le CASE DEL POPOLO, nuove forme di sodalizio fra lavoratori che riunificano i
diversi ruoli svolti dalle S.M.S.; sedi destinate non solo all´organizzazione
politica, ma anche luoghi di ricreazione dove i lavoratori possano trascorrere
le loro domeniche e le ore libere dal lavoro.
Negli anni della Grande Guerra lo sviluppo dei movimenti associativi viene
inevitabilmente rallentato, tuttavia i CIRCOLI culturali, le CASE DEL POPOLO e
le S.M.S. sono impegnati in una campagna contro la guerra e nel contempo in
tutte le sedi si promuovono aiuti ed assistenza per i cittadini, per i soldati e
per le loro famiglie.
1922-1944 IL PERIODO FASCISTA
L´avvento del
fascismo è contrassegnato da una vasta azione che mira a distruggere tutti i
movimenti di libero associazionismo ed alla loro progressiva integrazione (con
le buone ma soprattutto con le cattive maniere) nel sistema fascista.
Il nuovo regime, prima di abrogare tutte le libertà individuali, toglie alle
organizzazioni dei lavoratori le loro sedi politiche, sindacali e associative.
Il fascismo, nonostante si trovi di fronte ad una tenace resistenza, riesce a
far chiudere o trasformare in "Case del Fascio" quasi tutte le sedi
dell´associazionismo. Nel febbraio del 1921, lo citiamo come esempio, viene
sgomberata dai Carabinieri con l´ausilio dell´artiglieria la sede della SOCIETÀ
DI MUTUO SOCCORSO di Scandicci. L´accusa di svolgere attività sovversive, la
connivenza e l´intervento degli apparati dello Stato facilita l´espulsione dei
lavoratori dalle sedi delle quali sono legittimi proprietari e porta, nel 1924
ad un Decreto Legge per lo scioglimento delle S.M.S. e di associazioni di questo
tipo.
Il colpo decisivo con cui la gerarchia fascista riesce a troncare ogni
resistenza viene portato nel 1926 con le Leggi Speciali e la costituzione
dell´Opera Nazionale Dopolavoro, organo questo predisposto ad assorbire nella
struttura fascista tutte le forme di associazionismo.
1945-1956 DALLA LIBERAZIONE DEL NAZIFASCISMO ALLA NASCITA DELL'ARCI
Con la
liberazione dell´Italia dal nazifascismo rinasce la possibilità per i cittadini
di autoorganizzarsi in associazioni politiche, culturali, sportive, ricreative.
In questo contesto vengono recuperate anche le esperienze effettuate dai
lavoratori a partire da fine ottocento, compreso il recupero del patrimonio
culturale e immobiliare legati a quella fase della storia nazionale,
traumaticamente interrotta dal fascismo.
I cittadini, i lavoratori sono impegnati al restauro e alla ristrutturazione
degli immobili usciti fatiscenti dall´incuria e dalla guerra.
La volontà di creare centri di vita democratica si esprime attraverso una grande
mobilitazione che comporta sottoscrizioni e lavoro volontario, nonostante le
cattive condizioni economiche. Lo slancio entusiastico del dopo-fascismo non
consente una sufficiente riflessione sui problemi legali, come quelli della
regolarizzazione delle proprietà delle sedi sociali riconsegnate dai Comitati di
liberazione; non si considera che, con la caduta del fascismo, i beni immobili
del regime e delle associazioni, in quel periodo create, sono passati allo
Stato. Ciò produce una situazione di incertezza del diritto che consentirà allo
Stato, ai suoi organi di polizia e al Governo di avviare una azione multiforme
contro il movimento associativo, specialmente quando questi è di matrice
progressista e di sinistra. Già dal febbraio del 1945 l´Intendenza di Finanza
comincia a reclamare come propri molti locali consegnati all´Associazionismo,
riesce a sfrattare o a chiedere affitti consistenti alle forze sociali che vi
sono insediate.
Non sono molti i CIRCOLI che riescono ad anticipare l´azione di rivalsa dello
Stato chiedendo al Tribunale la convocazione dell´Assemblea dei soci per
procedere all´annullamento della "donazione" forzata fatta a suo tempo dal
fascismo.
Sempre nel ´45, nella seconda metà dell´anno, attraverso decreti, era stato
deciso il futuro assetto di due importanti organizzazioni; l´OND (l´Opera
Nazionale Dopolavoro, creata in periodo fascista) era stata denominata ENAL
sotto la direzione di un Commissario di nomina governativa, il CONI era passato
dalle dipendenze del Partito Nazionale Fascista a quella del Consiglio dei
Ministri, senza modifiche alla legge istitutiva del 1942. Verso la fine del 1947
si consuma la rottura, a livello governativo, dell´unità antifascista, che
produrrà conseguenze a cascata in tutte le organizzazioni unitarie). Sono le
prime consegiuenze della guerra fredda e della divisione del mondo in blocchi.
Dopo le elezioni del 18 aprile si succedono governi centristi forti. Lo Stato si
accanisce contro i CIRCOLI della sinistra.
La censura contro il mondo della cultura riprende ad agire. E´ in questo
contesto che, mentre le sinistre cercano di conservare l´unitarietà del
movimento circolistico nell´ENAL, puntando alla sua democratizzazione, prima i
cattolici, poi i repubblicani, costituiscono proprie organizzazioni del tempo
libero; nascono le ACLI, l´ENDAS, la GIAC, ecc.., alle quali vengono
riconosciuti tutti i benefici di legge e concessa l´utilizzazione di impianti e
attrezzature appartenenti all´ENAL e al Commissariato della gioventu´. Nel 1955
il Ministro Scelba firma il nuovo statuto dell´ENAL, che non accoglie nessuna
delle istanze di sua democratizzazione.
Matura cosi´ l´idea di costituire una organizzazione nazionale di tutti i
CIRCOLI, CASE DEL POPOLO, S.M.S. che si riconoscono negli ideali e nei valori
democratici e antifascisti . In Alcune province italiane si formano alleanze tra
i CIRCOLI e nel 1956 si costituiscono in "Alleanza per la ricreazione popolare".
Un comitato nazionale di iniziativa promosso con particolare vigore dai CIRCOLI
di Bologna, Firenze, Novara, Pisa e Torino indice il convegno "per una
convenzione nazionale della ricreazione".
Il convegno si svolge a Firenze e discute un documento preparato dal "Comitato
d´iniziativa" dove viene constatato che "manca un organismo nazionale il quale,
al di sopra di ogni interesse di parte e compreso delle piu´ profonde
aspirazioni civili e culturali del popolo, rappresenti l´espressione democratica
di quanto di vitale esiste in questo campo. Manca cioe´ una organizzazione
unitaria per la ricreazione dei lavoratori...".
La convenzione nazionale approva lo Statuto della COSTITUENDA ASSOCIAZIONE
RICREATIVA CULTURALE ITALIANA (ARCI) ed elegge un Consiglio direttivo nazionale
di 35 membri che rimarrà in carica fino alla convocazione del congresso
nazionale.
La "Convenzione" e´, nei fatti, il primo congresso nazionale dell´ARCI.
1957-1960 LA NASCITA DELL'ARCI E L'ATTIVITÀ DI DIFESA DEL MOVIMENTO CIRCOLISTICO
La decisione
di dar vita ad una organizzazione unitaria nel campo culturale e ricreativo non
e´ solo legata al desiderio di contrastare le tendenze centralizzanti dell´ENAL
e di competere con la vasta azione svolta dai CIRCOLI confessionali e con le
iniziative ricreative dei grandi complessi aziendali, ma anche allo sviluppo,
iniziato verso la metà degli anni ´50, di nuove possibilità di utilizzo del
"tempo libero".
L´attività delle CASE DEL POPOLO era allora caratterizzata dal lavoro
partitico-sindacale e da iniziative promosse da "comitati per divertimenti"
(salvo non frequenti eccezioni). L´attenzione principale era rivolta alla difesa
delle sedi "popolari" dal rischio dell´esproprio e dalle incursioni degli organi
di polizia che tendono a contestarne, anche, licenze e attività (a volte aiutati
in questa azione repressiva anche dall´ENAL).
Le forze della sinistra, costrette in posizione difensiva, stentano a sviluppare
una sufficiente sensibilità culturale verso i problemi del tempo libero.
Si tenga presente inoltre la condizione di attacco concentrico portato da tutti
gli organi dello Stato ai CIRCOLI e all´associazione.
Il tentativo di arricchire la capacità di iniziativa culturale dell´associazione
inizia con la preparazione da parte dell´ARCI, assieme alla "SOCIETà UMANITARIA"
di Milano di un convegno sul tempo libero.
L´Umanitaria, diretta dall´azionista Bauer, ha una storia incentrata sul
rapporto con la cultura europea. Al convegno partecipano intellettuali
importanti come lo stesso Bauer, Mario Spinella, Doumazdier (sociologo
francese).
L´ARCI cerca anche di costruire, attraverso l´Umanitaria, un tavolo di incontro
con le ACLI , che infatti parteciperanno al Convegno: e´ la prima occasione di
incontro e dibattito con le ACLI.
1961-1967 DA MOVIMENTO DI DIFESA A ORGANIZZAZIONE CULTURALE
In questo
periodo la vita dei CIRCOLI e delle CASE DEL POPOLO risente dei mutamenti
profondi in atto nel paese.
Il cosiddetto "miracolo economico", pur caratterizzato da profondi squilibri,
sperequazioni e contraddizioni economico-sociali, determina tuttavia un notevole
sviluppo produttivo e l´espansione del lavoro terziario. Aumenta il reddito
pro-capite ed aumentano i consumi, in particolare quelli dei beni durevoli.
L´espandersi della motorizzazione privata e la televisione hanno conseguenze
dirette sulle abitudini e sul costume della gente modificandoli sensibilmente.
Le trasformazioni tecnologiche da una parte e la ripresa del movimento sindacale
dall´altra, portano alcuni risultati a favore dei lavoratori, come la riduzione
dell´orario di lavoro a 40 ore settimanali e l´aumento dei salari fortemente
corrosi dalla rapida crescita dell´inflazione. L´ARCI e´ impegnata a favorire
l´apertura delle CASE DEL POPOLO al nuovo rappresentato dai giovani.
Si formano le commissioni giovanili ed in alcuni casi veri e propri CIRCOLI
autonomi giovanili all´interno delle CASE DEL POPOLO, talvolta in
contrapposizione ai Consigli direttivi delle stesse. La campagna di solidarietà
con il popolo Vietnamita segna un altro momento significativo di impegno del
movimento associativo di quegli anni. Nello stesso periodo l´ARCI, oltre a
reagire alla repressione e agli espropri delle proprie sedi territoriali con la
costruzione e l´apertura di nuovi CIRCOLI e CASE DEL POPOLO, comincia il suo
vero lavoro culturale.
Già verso la fine del 1960 era stata costituita la Cineteca e cominciava a
consolidarsi un lavoro nel Cinema.
Nel maggio 1961, con un Convegno organizzato a Firenze, l´ARCI avvia un processo
di elaborazione teso a sviluppare una propria iniziativa capace di contribuire
al superamento della separazione esistente nel paese fra "la cultura dei
semplici" e "la cultura degli intellettuali". In quel contesto promuove una
importante riflessione sulla definizione di "tempo libero", "tempo di non
lavoro" e contemporaneamente un confronto e approfondimento con l´elaborazione
teorica riferita a quel tema. Siamo nel periodo in cui il teatro italiano viene
fruito solo da un ristretto ceto sociale; la censura imperversa sulla produzione
culturale di massa (cinema, musica, TV, ecc.); la scuola media obbligatoria
diventa norma di legge solo nel 1962. Nel 1961 viene costituita l´ARTA
(Associazione dei radioteleabbonati) con la quale inizia l´azione per arrivare
alla riforma dalla RAI (la TV è sotto il controllo diretto del Governo e, in
particolare, della DC).
Nel 1962 l´ARTA costituisce centri d´ascolto e il premio per le migliori
produzioni televisive, che le consentiranno tra l´altro un rapporto positivo con
gli operatori del settore. Non si dimentichi che la prima rilevazione sui tempi
di occupazione del telegiornale, da parte dei partiti di governo, e lo studio
semiologia dei messaggi televisivi condotto da Umberto Eco, viene effettuata dal
SAP, gruppo di ascolto ARCI di Bologna. Nel 1966, il IV Congresso stabilisce che
l´ARCI puo´ dar vita a proprie Associazioni in settori specifici dell´attività
culturale o ricreativa. Nel 1967 viene costituita l´UCCA e comincia il lavoro di
costruzione di ARCI Sport che porterà, negli anni successivi, alla nascita di
ARCI Caccia e di ARCI Pesca. Nell´agosto del 1967, anche grazie all´impegno di
Pietro Nenni, allora vicepresidente del Consiglio, giunge, il riconoscimento
ministeriale, mentre l´Associazione sta discutendo l´organizzazione di una
struttura di servizio impresariale per gruppi teatrali di base presenti
nell´ARCI o collegati ad essa. E´ per questo che, a Prato, viene organizzato un
Convegno, al quale partecipa anche Dario Fo, per discutere come agire per
superare la grave chiusura elitaria e tradizionalista del teatro italiano.
1968-1971 I CIRCUITI ALTERNATIVI E L'ESPANSIONE DELL'ASSOCIAZIONE
L´ARCI
affronta il biennio ´68-´69 forte di una elaborazione che la rende sensibile e
ricettiva alle tematiche che il movimento giovanile, poi operaio, di quegli anni
porteranno avanti.
Per certi versi si potrebbe dire che l´ARCI anticipa parte delle argomentazioni
critiche contro la "cultura borghese" e a favore di una crescita culturale di
massa. Il giudizio che l´ARCI esprime, già a metà degli anni sessanta, e´ deciso
e pesantemente critico verso il mercato e l´industria culturale di quegli anni.
Nel cinema porta avanti una proposta di riforma, critica fortemente la
distribuzione commerciale, continua la sua battaglia contro la censura. In campo
teatrale, già da alcuni anni ha promosso la nascita di gruppi teatrali (in
particolare a Firenze e Perugia con i CUT) e di un nuovo pubblico fuori dalle
sedi canoniche.
Il Convegno di Prato del 1967 registra l´incontro fra le formazioni e gli
operatori teatrali cresciuti attorno all´ARCI, le esperienze di nuovo teatro,
tra cui quella di Dario Fo, da poco avviata a Milano in collaborazione con
l´ARCI della città. Nasce da questo clima e da questi rapporti l´esperienza del
circuito teatrale alternativo e si sviluppa la stagione dei cineforum. Un´altra
esperienza di grande interesse nell´azione culturale dell´ARCI, seppure
limitatamente a alcune zone del paese, e´ quella che nasce attorno ai limiti
della scuola dell´obbligo. Dal 1968, anche grazie al contributo che viene dalle
analisi di Don Milani, alcuni Comitati e CIRCOLI dell´ARCI, soprattutto in
Toscana e, in particolare Firenze, sperimentano forme di doposcuola. A appena
sei anni dall´estensione dell´obbligo scolare fino ai 14 anni di età,
l´Istituzione Scolastica appare impreparata a rendere effettivo questo diritto,
emarginando molti ragazzi , quasi sempre, di estrazione operaia o contadina.
L´ARCI passa, rapidamente, dall´idea di estendere i doposcuola alla costruzione
di occasioni e sedi di iniziativa per e con i ragazzi, capaci di fornire stimoli
e esperienze che la scuola non puo´ dare loro. In un Convegno immediatamente
successivo, a Firenze, nasce la proposta di costruire un movimento dei ragazzi;
purtroppo allora non se ne farà nulla.
1972-1978 I MOVIMENTI STUDENTESCHI E DEI LAVORATORI. LA PROGRAMMAZIONE CULTURALE SUL TERRITORIO
Nel 1971
aderiscono all´ARCI 3300 CIRCOLI e CASE DEL POPOLO.
Il tesseramento sfiora i 600.000 soci. In un clima di reazione ai grandi
movimenti studenteschi e operai degli ultimi anni ´60 e dei primi anni ´70 vanno
collocati anche gli attacchi fascisti ad alcune CASE DEL POPOLO alla fine del
1972. Tra quelle prese di mira dal teppismo fascista e danneggiate seriamente
ricordiamo quelle di Sesto San Giovanni (MI), Rufina (FI) e Pisa.
Il movimento circolistico, e´ impegnato in grandi campagne politiche di impegno
civile e di solidarietà, attraverso migliaia di manifestazioni organizzate dai
CIRCOLI e le CASE DEL POPOLO contro il "golpe" fascista cileno o per sostenere
la battaglia referendaria a favore della legge per il divorzio. Nel frattempo,
con la costituzione delle regioni e la conseguente abolizione dei cosiddetti
"enti inutili", viene avanzata la proposta formale dell´abolizione dell´ENAL,
sancita dal parlamento con la legge del 21/10/78. Si consolida in questi anni il
rapporto unitario con Acli e Endas. Insieme le tre piu´ importanti associazioni
italiane daranno vita a esperienze unitarie molto significative. Tra queste la
raccolta di firme per l´abolizione dell´Enal e la cosituzione nel 1972 del
C.I.C.A., comitato interassociativo circoli aziendali. Nel 1973 il fatto di vita
interna piu´ importante, l´unificazione tra ARCI e UISP, centrale di cultura,
tempo libero e sport.
L´associazione continua a essere un punto di riferimento importante per i
movimenti di lotta di quel periodo, soprattutto sul terreno culturale. Prosegue
il suo impegno per la democratizzazione della cultura attraverso nuovi strumenti
e progetti. Dalla esperienza e dalla critica al circuito alternativo si passa
alla proposta della programmazione culturale sul territorio, nel tentativo di
coinvolgere nella socializzazione della cultura gli enti locali, profondamente
rinnovati nelle elezioni del 1976. Nel 1972 nasce il circuito democratico del
cinema, la cooperativa Nuova Comunicazione dell´ARCI promuove nella
distribuzione cinematografica film come "S. Michele aveva un gallo" dei fratelli
Taviani, "Il Messia" di Rossellini e il cinema latino-americano di Littin,
Guerra e altri.
1979-1983 IL RUOLO DELL'ASSOCIAZIONISMO NELLA SECONDA FASE DELLA STORIA REPUBBLICANA
La prima metà
degli anni ´80 e´ caratterizzata dall´impegno dell´associazione (dal congresso
del 1976 si chiama ARCI, associazione di cultura, sport e ricreazione) nel
sollecitare e promuovere la nascita di nuovi soggetti associativi sulla base dei
valori propri della sua storia. Lo slogan e´ creare aggregazione ovunque
esprimiamo opinioni, esprimere opinioni ovunque aggreghiamo. Da queste fermento
nascono numerosi soggetti associativi, alcuni dei quali, oggi completamente
autonomi, sono ancora protagonisti determinanti della nostra società civile.
Altre esperienze riconfluiranno invece dentro l´ARCI. Si tratta, ricordandole in
modo sommario per capire l´attivismo di quegli anni, della Lega Ambiente e del
suo giornale Nuova Ecologia, della LEID, lega emittenza democratica, dell´ARCI
KIDS, dell´ARCI GAY, dell´ARCI DONNA, dell´ARCI RAGAZZI, dell´ARCI GOLA,
dell´ARCI MEDIA. I loro nomi dicono già quali sono stati i terreni di impegno
dell´associazione in quel periodo.
Aggiungiamo a questi solo alcune, tra le tantissime esperienze di lavoro e
mobilitazione di quegli anni: dai concerti di Patti Smith e Lou Reed che
riaprono la stagione dei grandi concerti dopo la chiusura nelle case negli anni
del terrorismo, alla mobilitazione a favore delle popolazioni colpite dal
terremoto dell´Irpinia, dall´impegno pacifista, a partire dalla III marcia della
Pace Perugia-Assisi, Matite per la pace, Comiso, alla I Biennale dei giovani
artisti di Barcellona.
Nell´86 l´associazione cambia ancora modello organizzativo, trasformandosi in
confederazione di associazioni autonome. A completare questo mosaico di
associazioni autonome, con una storia comune (Uisp, ArciCaccia, Lega Ambiente,
Arci Gay, Arciragazzi, Movimento Consumatori ecc.), che aderiscono e
costituiscono la confederazione ARCI, nasce nel 1987 ARCI NOVA, che prende
l´eredità della vecchia Arci nel rapporto col tessuto circolistico e
nell´impegno sul terreno culturale.
1984-1995 LA FINE DELL’ESPERIENZA CONFEDERALE, IL RITORNO ALLA CENTRALITA’ DEI CIRCOLI E IL PROGETTO DELLA NUOVA ARCI
Nell´86
l´associazione cambia ancora modello organizzativo, trasformandosi in
confederazione di associazioni autonome. A completare questo mosaico di
associazioni autonome, con una storia comune (Uisp, ArciCaccia, Lega Ambiente,
Arci Gay, Arciragazzi, Movimento Consumatori ecc.), che aderiscono e
costituiscono la confederazione ARCI, nasce nel 1987 ARCI NOVA, che prende
l´eredità della vecchia Arci nel rapporto col tessuto circolistico e
nell´impegno sul terreno culturale.
Nella seconda metà degli anni ´80 il sistema confederale Arci stenta a
ricondurre ad unità la sua galassia di associazioni tematiche e tende ad una
progressiva frantumazione, nonostante che l’orizzonte ideale e culturale resti
potenzialmente unitario. L´associazione soffre il rischio di uno scollamento fra
la sua dimensione nazionale e le strutture di base, e vive un po´ ripiegata su
se stessa alla ricerca di un nuovo modello organizzativo. Nonostante ciò
l’universo Arci continua a svolgere una funzione, spesso insostituibile, di
aggregazione sociale e di stimolo alla partecipazione, contribuendo alla tenuta
democratica e alla difesa dei valori civili nei difficili anni ´80,
caratterizzati dal dilagare dell’individualismo e dell’omologazione culturale.
In questi anni l´iniziativa dell´Arci e successivamente di Arcinova da vita a
progetti culturali importanti, che talvolta assumono rilevanza di livello
nazionale ed anche europeo.
All´inizio degli anni ´90, con il crollo dei sistemi del cosiddetto "socialismo
reale" e le grandi modificazioni dello scenario nazionale e internazionale che
l’accompagnano, si apre una fase completamente nuova anche in Italia. Il
contesto politico muta profondamente, la vicenda di tangentopoli apre la strada
ad ulteriori cambiamenti, entra in crisi la credibilità del sistema dei partiti,
si allarga la distanza fra cittadini, politica ed istituzioni, creando un
pericoloso indebolimento della dimensione pubblica della vita civile. Un vuoto
di rappresentanza e di relazioni che spesso viene colmato proprio dalle funzioni
svolte da associazioni, organizzazioni della società civile, movimenti che con
diverse modalità si fanno interpreti di un bisogno di protagonismo civile non
soddisfatto.
La Confederazione Arci, che non a caso intitolava il suo congresso del 1989 "per
una cultura europea della solidarietà e delle differenze", ed Arcinova, creata
per dare nuova vitalità al ruolo dei circoli di base, reagiscono alle sfide
poste dai grandi cambiamenti in atto approdando a una comune volontà di
rinnovamento che parte anzitutto dal recupero dei valori originari
dell’esperienza storica dell’Arci: la solidarietà, la mutualità, la promozione e
la sperimentazione culturale, la partecipazione attiva e consapevole dei
cittadini alla vita democratica. Un processo che si fonda sul pieno recupero
delle funzioni storiche di circoli e case del popolo, strutture portanti del
sistema Arci, rete di luoghi della partecipazione consapevole e della promozione
umana e civile degli individui attraverso le esperienze collettive.
In questa fase il processo di rinnovamento dell’Arci produce nuovi settori di
attività che sempre più si integrano con le funzioni tradizionali dei circoli,
nel campo dell’impegno sociale e della solidarietà, della cooperazione e delle
relazioni internazionali, delle iniziative di lotta all´esclusione sociale e al
razzismo.
Nel 1994 inizia il percorso che porta alla costituzione di "Arci Nuova
Associazione", soggetto in cui confluiscono Arcinova e molte delle esperienze
nate negli ultimi anni nell’ambito della Confederazione (arcisolidarietà,
solidarietà internazionale, nero e non solo ecc.). L’intento è quello di
raccogliere l’eredità della tradizione associativa di base dell´Arci, con i suoi
valori originari di mutualità e solidarietà, e investirla in un nuovo progetto
adeguato ai bisogni della società che cambia. Al centro di questo progetto, di
cui Arcinova è la struttura portante, ci sono le persone e i loro bisogni,
l’emergenza di nuovi soggetti sociali, l’innovazione delle poltiche di welfare,
i diritti di cittadinanza, la cultura della convivenza e della pace, la
partecipazione dei cittadini alla vita pubblica.
Altre realtà da sempre legate all’Arci come la Uisp, o nate più recentemente nel
suo ambito come Legambiente, Arci Gay, Arci Ragazzi e Movimento Consumatori,
stipulano con la nuova associazione un patto federativo, aperto ad accogliere
altre esperienze.
1996–2007 L’OPPOSIZIONE AL BERLUSCONISMO, LA STAGIONE DEI MOVIMENTI, IL NUOVO PROTAGONISMO POLITICO DELL’ARCI
Nel 1994
diviene presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con una decisa affermazione
elettorale di Forza Italia, movimento politico nato come risposta moderata e
neoconservatrice alla crisi del sistema democristiano, attorno al quale si
consolida un nuovo asse di centro-destra che persegue una svolta iperliberista
in campo economico e l’esasperazione del conflitto sociale. E’ l’inizio del “berlusconismo”,
fenomeno che va ben oltre la figura del suo leader e porta alla graduale
affermazione di un modello di società fondato su nuovi conformismi ideologici,
individualismo, egoismo corporativo, esclusione dei soggetti più deboli,
abbassamento dei diritti e delle tutele sociali. Sono tendenze destinate ad
incidere a fondo nell’evoluzione della società italiana, nonostante la parentesi
di un quinquennio di governo del centrosinistra, che vince le elezioni del 1996
con la coalizione guidata da Romano Prodi dopo una campagna politica diffusa in
cui l’Arci impegna tutte le sue forze.
Sono anche gli anni della guerra della NATO contro la Serbia. L’Arci si schiera
decisamente contro la scelta del governo di centro sinistra di appoggiare la
missione e promuove numerose iniziative concrete di intervento umanitario nei
paesi dell’ex-Jugoslavia, nei quali è già da anni attiva con progetti di
solidarietà e cooperazione.
Nell’aprile del 1997 nell’XI congresso nazionale di Roma viene eletto presidente
Tom Benetollo, figura di primo piano del pacifismo italiano e non solo, che sarà
l’artefice del rilancio progettuale e politico dell’associazione negli anni
successivi, ma scomparirà prematuramente il 20 giugno 2004.
Nella seconda metà degli anni ’90 l’Arci è fra i protagonisti più attivi della
fertilissima stagione del terzo settore italiano, in cui si costruiscono nuove
relazioni ed alleanze fra le reti dell’associazionismo laico e cattolico, del
volontariato e della cooperazione sociale. L’Arci è fra i fondatori del Forum
Nazionale del Terzo Settore e della Banca Popolare Etica, di Libera
(associazione di associazioni contro le mafie) e di TransFair (network italiano
per la promozione del commercio equo e solidale), tutte esperienze che avranno
un peso decisivo nell’affermazione di temi di grande rilievo negli anni a
venire.
Sempre in questo periodo l’Arci consolida molte delle sue tradizionali campagne:
il Meeting Europeo Antirazzista, la Festa della Musica e la Giornata del Teatro,
la Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo sono solo alcuni
degli esempi.
Il 30 settembre del 1999 a Seattle, con le manifestazioni di protesta in
occasione della riunione del Wto, emerge all’attenzione del mondo per la prima
volta in modo clamoroso la protesta dei movimenti di critica agli aspetti
economici, sociali, culturali e politici della globalizzazione neoliberista. Ben
presto il movimento “per un mondo diverso possibile” diviene un fenomeno
planetario. L’Arci sceglie di esserne protagonista, e partecipa fin dal 2001 al
Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre in Brasile.
Nel maggio 2001 in Italia torna al Governo la coalizione di centrodestra guidata
da Berlusconi. Il 20 luglio si riunisce a Genova il vertice dei G8, le otto
maggiori potenze del pianeta. Il movimento antiglobalizzazione organizza
imponenti contestazioni che portano nella città ligure centinaia di migliaia di
manifestanti da tutto il mondo. L’Arci è tra gli organizzatori e mobilita
migliaia di soci. Le forze dell’ordine reprimono duramente le manifestazioni
causando la morte del giovane Carlo Giuliani e si rendono responsabili di
violenze gravissime sui manifestanti. Le giornate di Genova saranno ricordate
come il più grave episodio di violazione delle libertà democratiche nella storia
recente del paese.
L’11 settembre dello stesso anno il terrorismo islamico porta il suo attacco al
cuore dell’America di Bush, colpendo le Torri Gemelle e causando migliaia di
morti. La risposta Usa non si fa attendere ed è l’aggressione all’Afghanistan in
nome della guerra globale al terrorismo. Il 14 ottobre si svolge una delle più
grandi marce della Pace Perugia–Assisi con una foltissima partecipazione
dell’Arci. In risposta alla spirale di guerra e terrore cresce la domanda di
pace fra milioni di persone.
Il 23 marzo 2002 l’Arci partecipa alla manifestazione nazionale indetta dalla
CGIL contro l’attacco del governo allo statuto dei lavoratori. Ben tre milioni
di persone invadono Roma, ed è una risposta straordinaria alle politiche
neoliberiste del centro-destra.
Nel frattempo il movimento altermondialista, superato lo shock di Genova, lavora
alla preparazione del primo Social Forum Europeo. Come sede dell’appuntamento
continentale viene scelta Firenze, e l’Arci ha un ruolo determinante nella
costruzione dell’evento, in una situazione difficile per la violenta campagna
allarmistica scatenata dalla destra e dai maggiori mezzi di informazione.
Nonostante i pesanti tentati di boicottaggio il Forum si svolge regolarmente dal
6 al 10 novembre ed è un successo straordinario di partecipazione e di consensi.
Per il movimento si aprono inedite opportunità per portare al centro dell’agenda
politica i temi altermondialisti.
Pochi mesi dopo, il 15 febbraio del 2003, contro la minaccia di una nuova guerra
Usa all’Iraq si tengono in contemporanea in tutte le capitali del pianeta
centinaia di manifestazioni pacifiste. La più imponente è quella di Roma,
costruita grazie alla convergenza unitaria di tanti soggetti diversi nel
Comitato “Fermiamo la Guerra”, al quale l’Arci dedica moltissime energie.
Mobilitazione che continuerà con grande intensità nei mesi successivi per
chiedere la fine della guerra e dell’occupazione militare dell’Iraq.
In questi anni l’Arci sta diventando un enorme laboratorio sociale, politico e
culturale. Migliaia di eventi coinvolgono le sue strutture territoriali e
mostrano un’associazione più che mai vitale, che si misura con i grandi temi
della pace, della giustizia, dei diritti, coniuga partecipazione e
associazionismo con la critica del sistema sociale ed economico mondiale,
moltiplica i suoi campi di intervento. I terreni di elaborazione ed iniziativa
sono ormai tantissimi, dalla cultura ai progetti nel welfare locale, e poi
antimafia, diritti dei migranti, pace e cooperazione, campagne sui diritti
civili, consumerismo, ambiente, la promozione della cittadinanza attiva, il
rinnovamento della politica attraverso la partecipazione responsabile dei
cittadini.
Nel 2004 l’Arci perde improvvisamente Tom Benetollo. E’ un colpo durissimo per
l’associazione, che però dimostra di saper reagire con maturità, compie le sue
scelte tempestivamente e con grande unità e riprende senza esitazioni il suo
cammino. Nei mesi che seguono l’Arci dedica un notevole sforzo alla costruzione
di coordinamenti nazionali di lavoro che garantiscano il coinvolgimento costante
delle strutture territoriali nell’elaborazione delle politiche e dei programmi
dell’associazione in ciascuna delle sue principali aree di intervento (cultura,
attività internazionali, welfare, immigrazione). Fra il 2004 e il 2005 si
tengono importanti e partecipati momenti di approfondimento seminariale per i
dirigenti territoriali sui temi delle attività internazionali (a Siena), della
cultura (a Cortona), del welfare (a Terni), degli strumenti organizzativi (a
Modena).
La fitta rete di relazioni e alleanze costruita negli ultimi anni fa dell’Arci
un punto d’incontro e spesso di sintesi di molti percorsi politico/associativi.
Il suo impegno nel campo della sostenibilità, dell’altraeconomia e della finanza
etica cresce con la partecipazione ad appuntamenti nazionali come Terra Futura e
la rete Sbilanciamoci. Si intensifica il lavoro sul terreno dei diritti di
cittadinanza con la mobilitazione contro i Cpt e per il diritto di voto dei
migranti, nuove campagne di grande coinvolgimento si sviluppano sul tema del
lavoro precario, le attività internazionali si arricchiscono dell’esperienza dei
campi di lavoro all’estero per i giovani. Un forte impegno viene profuso nel
sostegno al referendum sulla procreazione assistita (2005) e a quello,
fondamentale, in difesa della Costituzione (2006).
L’associazione partecipa attivamente al dibattito politico della sinistra
sostenendo lo sforzo unitario che porterà alla nascita della coalizione
dell’Unione per le elezioni del 2006 e contribuisce, con le proposte della
campagna “Cambiare si Può”, alla costruzione di quello che sarà il programma del
governo guidato da Romano Prodi.
Nel febbraio del 2006, a Cervia ben 500 delegati partecipano al congresso
nazionale dell’associazione, dopo una campagna congressuale partecipata come mai
era avvenuto, con centoquaranta congressi territoriali, oltre mille assemblee di
circolo e circa 35.000 soci direttamente coinvolti nella discussione. In un
clima fortemente unitario, il congresso di Cervia segna l’approdo della lunga
fase di transizione avviata all’inizio degli anni ‘90. L’associazione rilancia
con forza il suo progetto e decide di eliminare ogni aggettivo dal suo nome per
tornare a chiamarsi semplicemente Arci, come nel 1957. Il miglior segnale di
vitalità per un’associazione antica e capace di grande modernità, che a
cinquant’anni dalla fondazione conferma di essere una forza viva della società
italiana, una risorsa per costruire un paese migliore.